Essere un fotografo di matrimoni in Toscana è una grande fortuna. Situata nel centro dell’Italia, la Toscana è una regione ricca di storia, arte, cultura, natura e tradizioni, una destinazione per turisti provenienti da tutto il mondo.

Negli anni ho fotografato matrimoni in Toscana in varie località, a Firenze, sia nelle sue splendide chiese con riti cattolici, ortodossi e protestanti, sia con cerimonie civili a Palazzo Vecchio, con una cerimonia simbolica in ville e hotel come Villa Montalto, Villa Cora, Hotel Four Seasons, Belmond Villa San Michele, Il Salviatino e molti altri.

La tipica campagna Toscana è scelta come location per il loro matrimonio in Toscana da molti sposi provenienti da tutto il mondo, in particolare l’area del Chianti è quella più popolare, castelli e case coloniche sono le destinazioni più gettonate.

I castelli più esclusivi dove ho scattato foto di matrimonio sono: Castello il Palagio, Castello Vicchiomaggio, Castello di Meleto, Castello di Bibbione, Castello del Trebbio, Castello di Montegufoni.

Tra case coloniche, ville e piccoli borghi in Toscana, ancora nell’area del Chianti vorrei citare: Borgo Castelvecchi, Villa Il Mocale, Villa Il Petriccio, Antica fattoria di Paterno, Villa di Artimino, Villa Castelletti, Villa Le Piazzole, Villa il Poggiale.

Anche le città di San Gimignano, Monteriggioni, Certaldo, Greve in Chianti, Cortona e Siena sono destinazioni matrimoniali molto importanti in Toscana.

Come non menzionare le Crete Senesi e la Val d’Orcia, con le sue colline e i suoi paesaggi, altri luoghi che ho frequentato molto come fotografo di matrimoni in Toscana, con le sue città medievali: Pienza, San Quirico D’Orcia e Montalcino e la famosa piccola Chiesa di Vitaleta in mezzo alle colline tra campi di grano e girasoli, così come la Chiesa senza tetto di San Galgano con la sua spada nella roccia.

La Val d’Orcia in passato è stata anche set di famosi film come “Il Gladiatore” (Ridley Scott – Russell Crowe), “Il Paziente Inglese” (Anthony Minghella – Juliette Binoche), “Nostalghia” (Andrej Tarkovskij).